Amministrazione Penitenziaria: 373 terroristi arrivati in Italia potrebbero uscire nel 2017

Il jihad? Ce l’abbiamo in casa. E mangia e beve a spese nostre

Il jihad? Ce l'abbiamo in casa. E mangia e beve a spese nostreAdesso lo dice anche il Dipartimento della Penitenziaria: la maggior parte degli aspiranti terroristi “si trova irregolarmente sul territorio nazionale”. In altre parole, sono tutti clandestini…

Sono più di 300, per la precisione 373, i detenuti che mangiano a sbafo, dormono e se la ridono alla faccia nostra, mantenuti coi nostri soldi dallo Stato nelle patrie galere, che sono a rischio radicalizzazione islamica. In altre parole, facile preda dei terroristi del jihad. “I soggetti attualmente sottoposti a specifico monitoraggio in carcere in relazione al fenomeno radicalizzazione sono complessivamente 172, a cui si aggiungono 64 detenuti attenzionati e 137 segnalati, per un totale di 373 individui”; lo scrive in una relazione il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Dopo la vicenda del killer di Berlino, che se ne andava tranquillamente a zonzo per l’Italia, ripreso da mille telecamere e fermato (definitivamente) per una mera casualità, l’attenzione sui detenuti pronti a radicalizzarsi sul nostro territorio e a trasformarsi in foreign fighters è salita. Perchè son più di 300 gli aspiranti kamikaze e bombaroli che ci teniamo in casa. A tale numero – riporta la relazione del Dap – si aggiungono ulteriori 272 detenuti che nel periodo compreso, dal 1 gennaio 2015 ad oggi, sono stati monitorati, attenzionati e segnalati e attualmente sono stati dimessi dagli Istituti di Pena. Il monitoraggio rappresenta il livello più alto di controllo applicato ai soggetti ritenuti più a rischio, l’attenzionamento è quello medio e la segnalazione il più basso.

Le informazioni vengono vagliate dal Nic, il Nucleo Investigativo Centrale della Penitenziaria che espleta un’approfondita analisi al fine di fornire al C.A.S.A., il Comitato analisi strategiche antiterrorismo, notizie utili a definire eventuali misure da adottare nei confronti dei detenuti da scarcerare. “La maggior parte dei detenuti osservati – riferisce il documento – si trova irregolarmente sul territorio nazionale e non ha riferimenti familiari all’esterno. Sono ristretti principalmente per reati legati al traffico di stupefacenti, furti e rapine e normalmente le detenzioni non sono molto lunghe. Non risultano gruppi estremisti islamici presenti sul territorio italiano in contatto con i detenuti monitorati, né sono pervenute segnalazione da parte degli Istituti circa tale possibilità”.

“Emergono, invece, contatti epistolari – riporta la relazione – tra soggetti ristretti per reati di terrorismo e associazioni antagoniste italiane, il cui supporto è principalmente quello di pubblicazione delle lettere – denunce dei ristretti in opuscoli anticarcerari”.
(fonte)

 

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