Bonus bebé e case agli immigrati: così i magistrati preparano l’invasione

Lo abbiamo già visto sul fronte dei matrimoni e delle adozioni gay: dove la legge non è chiara, o addirittura dove è chiara in un senso sgradito a certi giudici ideologizzati, i tribunali intervengono attivamente per trasformare la società italiana nella direzione da loro arbitrariamente decisa. Con l’immigrazione sta succedendo la stessa cosa. Una delle ultime novità, per esempio, vede l’estensione del bonus bebè anche agli immigrati che non ne avrebbero diritto. Un disastro, perché si tratta di un vero invito alla sostituzione etnica: già fanno più figli di noi, se poi li incoraggiamo pure… Per legge, infatti, il bonus prevede un contributo di 80 euro mensili ai genitori con reddito Isee inferiore a 25mila euro (diventano 160 euro con un reddito sotto i 7mila euro). Ne hanno però diritto solo i cittadini italiani, i cittadini di uno Stato dell’Unione europea e i cittadini extra Ue titolari di carta di soggiorno di lungo periodo, non gli altri immigrati, compresi quelli con “permesso unico lavoro”. Sempre più sentenze, tuttavia, stanno forzando questo punto.

I tribunali di Bergamo e quello di Brescia si sono già espressi, ritenendo che la norma violi i soliti, maledetti regolamenti europei. E alla fine persino l’Inps di Milano si è arresa, concedendo il bonus, prima della sentenza, a un pizzaiolo turco titolare solo del “permesso unico lavoro”. È il primo caso in Italia. Purtroppo non sarà l’ultimo. Qualche giorno fa, invece, avevamo parlato di quel magistrato di Modena che ha sdoganato la possibilità del ricongiungimento familiare anche per gli immigrati senza lavoro che vogliano farsi raggiungere da parenti, anch’essi senza reddito. C’era stato il caso di una ragazza albanese, senza lavoro, che aveva ottenuto il ricongiungimento del marito, anch’egli albanese e disoccupato, perché secondo i giudici ai fini della capacità di sostentamento doveva essere calcolato “anche il reddito annuo complessivo dei familiari”.

Ti diamo il bonus bebè, ti facciamo venire anche se non hai un lavoro, cosa vuoi di più? Una casa popolare? Pronti. I vari regolamenti cittadini o regionali che hanno tentato, negli anni, di imporre punteggi supplementari per gli italiani in graduatoria si sono dovuti scontrare con i soliti magistrati e con le solite direttive Ue. Quando il Comune di Genova ha introdotto un punteggio aggiuntivo legato al solo requisito della cittadinanza italiana, il Tar ligure ha stabilito che “va considerato integrante gli estremi del comportamento discriminatorio sanzionato dall’art. 43, d.lgs. n. 286 del 1998 l’attribuzione, nell’ambito delle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, di un punteggio aggiuntivo in ragione esclusivamente della cittadinanza italiana del richiedente”. Il Tribunale di Milano, il 21 marzo 2002, ha emesso una sentenza simile. Insomma, la politica – che già, spesso, ci mette del suo – è praticamente commissariata dai magistrati. Che, anziché far applicare le leggi, le forzano. Contro gli italiani.(fonte)

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