I Centri Sociali di sinistra dichiarano guerra ai CIE: “Profughi liberi!”

Gli anarchici dichiarano guerra ai Cie

INSURREZIONE E IMMIGRAZIONE: Dossier Antiterrorismo Cresce la paura per attacchi ai centri di espulsione Azioni intimidatorie a Genova, Torino e Lecce. Nel mirino quello di Roma IL CASO Si indaga sui messaggi nelle «palline» da tennis

Genova, Torino, Parma e Lecce. In queste città gli anarchici hanno già tentato di colpire con azioni intimidatorie. Taniche di benzina piazzate davanti ad aziende collegate con i Centri di espulsione e identificazione per immigrati. E a Roma, come in altre città, vanno in scena sempre più spesso manifestazioni e proteste davanti ai Cie per contrastare «l’ingiusta detenzione nel lager» dei migranti in attesa di rimpatrio. Cresce l’allarme verso il mondo anarchico. L’Antiterrorismo monitora le azioni e i loro movimenti e li considera una minaccia concreta. Un fronte sul quale porre la massima attenzione, perché il mondo dell’anarchia insurrezionale rappresenta un elevato pericolo che può far «registrare nuove sortite contro obiettivi in vario modo associabili alle campagne, anche di respiro internazionale, proprie dell’area libertaria, specialmente in tema di lotta alla repressione», si legge nella relazione dei servizi segreti presentata al Parlamento. E i primi segnali sono arrivati proprio da alcuni episodi che si sono verificati in alcune città e che fanno parte di un dossier anarchico dell’Antiterrorismo proprio sulle attività contro i Cie. Veri e propri raid vandalici e ordigni esplosivi (che fino ad ora non hanno provocato conseguenze) si sono verificati nelle settimane scorse a Torino. Davanti allo sportello bancomat delle Poste in via Mirabello è stata rinvenuta una tanica di benzina con innesco-timer programmato per le 6. Qualcosa non ha funzionato e l’ordigno non è esploso. Nei giorni precedenti, sempre a Torino, nel mirino degli anarchici sono finite due aziende che lavorano con i Cie: una lavanderia e un’altra che si occupa di sicurezza. Stessa scena a Genova sempre davanti ad un ufficio postale. Anche questa volta il timer non ha funzionato evitando una potente fiammata. E poi ancora Parma e Lecce, dove con la vernice rossa sono state imbrattate le vetrine delle Poste con le scritte «fuoco ai Cie» e «libertà e ragione non fa rima con religione». A Parma, invece, è finita nel mirino l’azienda Esca che si occupa di alimentazione. Le Poste italiane, invece, controllano la compagnia aerea Mistral Air che si occupa anche di trasportare nei paesi d’origine gli imigrati che vengono espulsi. Una vera e propria campagna contro obiettivi rappresentativi del potere che rischia di innescare meccanismi violenti. In alcuni volantini, diffusi anche sul web, gli anarchici che operano a Roma e che organizzano le proteste davanti al Cie di Ponte Galeria, scrivono: «Il Cie romano continua ad avere un ruolo centrale della gestione delle espulsioni di massa. Dopo la rivolta di dicembre sono iniziati i lavori per ristrutturare la sezione maschile con maggiori dispositivi di controllo. La ristrutturazione sarà una vera e propria fortificazione del lager, con sezioni piccole e l’impossibilità d’incontrarsi, parlarsi e organizzarsi tra reclusi. Le rivolte che distruggono i centri si dimostrano efficaci nell’inceppare la macchina delle espulsioni. Andiamo al Cie e sosteniamo le resistenze». Non mancano, però, i collegamenti con altre realtà, anche estere, attraverso un network che usa la Rete per rimanere in contatto. In particolare su alcuni siti avviene lo scambio di informazioni sulle azioni condotte in altri Paesi da gruppi anarchici locali, che all’occorrenza si spostano per partecipare alle manifestazioni e alle proteste. È quanto accaduto, ad esempio, al Brennero, quando Black bloc e anarchici si sono riuniti per protestare contro la chiusura della frontiera da parte dell’Austria per evitare il transito dei migranti. Se è vero che i teorici dell’insurrezionalismo anarchico continuano a ripetere che il gruppo denominato Black bloc formalmente non esiste, è altrettanto vero che lo «spontaneismo armato», lo slogan caro alle vecchie Brigate Rosse, è il collante che muove le attuali frange antagoniste in Italia e non solo. Nel 2013, quando le proteste di piazza in Italia furono numerose, Il Tempo scovò su uno dei siti d’area, il «Nuovo manuale della guerriglia urbana anarchica», a cura della Cospirazione delle cellule di fuoco, tradotta dal greco e consultabile da tutti. Si trattava di una sorta di manuale di pronta consultazione dove, oltre a indicazioni dettagliate su come e cosa fare appunto durante una guerriglia urbana, veniva fornita anche la motivazione ideologica che doveva ispirare le azioni. A distanza di anni quelle regole valgono ancora.  (fonte)

 

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