In Europa gira un documento: Italia fuori dall’euro nel 2017

SONDAGGIO NELLA FINANZA: 

In Europa gira un documento: Italia fuori dall'euro nel 2017L’instabilità politica ed economica torna ad agitare i sonni del resto del mondo. Presto per dire se ci si trovi in presenza di un revival del 2011, ma che all’ orizzonte si vadano addensando nubi che non si vedevano da qualche tempo è innegabile.
A preoccupare dal punto di vista politico sono gli incerti legati al referendum costituzionale del 4 dicembre, dove una vittoria del No aprirebbe ad un periodo di estrema complicazione, con una quasi sicura crisi di governo ed un probabile ricorso alle elezioni anticipate. Uno scenario che il partitone trasversale che tifa stabilità vuole evitare a tutti i costi, al punto di non avere reticenze a schierarsi in prima persona per scongiurarlo.

Così, dopo gli endorsement più o meno eccellenti (ultimo quello, eccellentissimo, di Barack Obama in persona) arrivati nelle ultime settimane da diverse cancellerie internazionali a favore del Sì, ieri è giunto quello del governo tedesco. A farsene latore il ministro dell’ Interno Thomas de Maiziere che, intervistato da Sky, loda «il coraggio di questo governo nel voler cambiare la Costituzione e la struttura decisionale di questo Paese», concludendo che la vittoria del Sì «potrà dare all’ Italia un futuro migliore» e che «approvare un simile cambiamento è una decisione coraggiosa».

Al netto delle polemiche scatenate in Italia (le opposizioni gridano in coro all’ ingerenza), la sortita del ministro della Merkel dimostra quanto la situazione italiana sia fonte di preoccupazione per i partner esteri. E che ci sia un problema di fiducia nei confronti del nostro Paese lo testimonia anche un sondaggio condotto dal gruppo di ricerca Sentix su oltre mille investitori internazionali sulle prospettive dell’ eurozona. Ebbene, secondo gli intervistati è più probabile che, ove uno Stato membro dovesse lasciare l’ area euro nei prossimi dodici mesi, questo Paese sarebbe l’ Italia: il dato ha del clamoroso, visto che era dal 2012 che il primato di tale classifica era saldamente nelle mani della Grecia. E invece verdetto ribaltato: Italia che balza in testa col 9,9% delle preferenze staccando di oltre un punto percentuale i cugini ellenici, fermi a quota 8,5%.

Il problema è che gli investitori non si limitano ad esprimere preoccupazione quando rispondono ai sondaggi, ma lo fanno anche quando poi tornano a lavorare. Risultato, torna a fare paura lo spread. Il differenziale tra Btp italiano e Bund tedesco ieri ha chiuso a quota 158, roba che non si vedeva da mesi. A preoccupare maggiormente è l’ allungo dei titoli spagnoli rispetto a quelli italiani, con i Bonos del Tesoro di Madrid che staccano i nostri di oltre cinquanta punti.

Una situazione che rischia anche di peggiorare nel medio periodo, se sono vere le voci che si rincorrono circa la volontà della Banca centrale europea di iniziare a ridurre il volume degli acquisti dei titoli italiani (il celebre bazooka di Draghi). Decisione, superfluo specificarlo, che influirebbe non poco sullo stato di salute del nostro debito pubblico. Una prima risposta a queste preoccupazioni è arrivata ieri da Montecitorio, dove l’ aula della Camera ha iniziato l’ esame del decreto fiscale (primi voti sulle pregiudiziali e via alle audizioni). Ma per invertire la rotta e per vedere diradarsi i nuvoloni di cui sopra servirà ben altro, a partire dalla vittoria del sì al referendum sulla riforma del Senato. Ammesso che basti. (fonte)

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