Inquilino moroso? La casa pignorata finirà agli immigrati: così ha deciso il giudice

lecco-tribunaleLecco, 31 ott – Mancava, all’ordine del giorno, l’interferenza della magistratura nel business dell’immigrazione. Deve aver pensato questo il giudice delle esecuzioni immobiliari Dario Colasanti, del tribunale di Lecco, quando ha deciso di colmare il vuoto del toghe-pensiero sul tema. E l’ha fatto con una “Comunicazione” (ma in Corte d’Assise una volta non si limitavano a sentenze?) inviata a Prefettura, cancelleria e ordine degli avvocati della città lariana.

Il documento, del quale riferisce Filippo Facci su Libero, già dal titolo è evocativo: “Progetto accoglienza – provvedimento G.E. Tribunale di Lecco locazione immobili pignorati ai rifugiati”. Scrive Colasanti: “Il progetto persegue un alto scopo umanitario e sociale in quanto è volto a realizzare una distribuzione sull’intero territorio provinciale dei rifugiati assicurandogli alloggi dignitosi, così da limitare i disagi e i pericoli della permanenza accentrata nei centri di accoglienza”. In altre parole, il giudice intende far sì che la Prefettura – competente per il tema sfratti – abbia una sorta di corsia preferenziale nell’eseguire i pignoramenti, al fine di velocizzare le procedure e assegnare così gli immobili in locazione alle cooperative che gestiscono il lucroso affare dell’accoglienza.

Anche qualora ne avesse le disponibilità, il pignorato non riuscirebbe in questo modo a tornare mai in possesso del bene. A risentirne sarebbe anche il mercato immobiliare, dato che questi appartamenti non sarebbero visionabili da eventuali compratori interessati, i quali rischierebbero peraltro di comprare un bene senza garanzia sul suo stato, dato che le “opere di manutenzione ordinaria” (parole del giudice) da affidare agli immigrati è tutto da dimostrare che vengano eseguite. In ultimo, scrive Facci, “ci perderebbe la prefettura (cioè lo Stato) che dovrebbe pagare dei canoni d’ affitto per qualcosa che le appartiene e che gli occupanti danneggerebbero e basta; ci perderebbe ancora lo Stato, costretto a congelare la vendita di un bene che la procedura svaluterebbe”. (fonte)

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