La Boldrini si candida premier. Intervista horror: il suo programma

Una sorta di manifesto programmatico: Laura Boldrini si candida premier, magari alla guida della sinistra extra-Pd o forse alle primarie democratiche (“È ancora prematuro parlarne”, si schermisce lei) e traccia anche le linee guida di quello che farebbe lei a Palazzo Chigi. In altre parole: un film horror.

La Boldrini si candida premier. Intervista horror: il suo programma Intervistata da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, la Boldrini chiarisce subito alcuni punti-chiave, prendendo le distanze da Matteo Renzi. “Dobbiamo riunire la sinistra attorno ai suoi valori, se vogliamo vincere le elezioni. Renzi non può far finta di niente, come se non avesse prevalso il No”. E Paolo Gentiloni le offre l’opportunità per un’altra pugnalata all’ex premier: “C’è una discontinuità. Ha uno stile diverso dal precedente premier, è stato notato da tutti anche in Aula”. Ad esempio? “Ha detto subito che la legge elettorale sarà prerogativa del Parlamento, e che il governo avrà il compito di accompagnare”. Come dire: per fortuna che non c’è più il premier pigliatutto. Il messaggio anche al Pd è chiaro: “Ora dovrà cogliere il malessere del Paese che si è manifestato con il referendum. Altrimenti saranno altri a farlo, a loro modo: con slogan efficaci ma non praticabili; con ricette che non funzionano”. I suoi No secchi all’uscita dall’euro e alla gestione “leghista” dell’immigrazione non sono una sorpresa, ma mai la presidente della Camera era uscita così allo scoperto, con prese di posizione politiche. “Mi auguro che la sinistra, e soprattutto il Pd, riprenda il dialogo con le forze sociali, con i corpi intermedi. Le riforme vanno bene quando si coinvolgono i sindacati, che hanno il compito di trasferire a chi è al potere le istanze delle persone, e di spiegare alle persone il senso delle riforme che hanno condiviso. Altrimenti si crea il cortocircuito. E si verifica il paradosso per cui riforme che stabilizzano decine di migliaia di persone, come quella della scuola, finiscono per creare molti disagi”.

Altro punto programmatico: rivedere il Jobs Act: “I voucher hanno creato ancora più precariato: bisognerà rimetterci le mani in tempo utile”. E poi le tasse: “I grandi patrimoni devono pagare di più; il lavoro deve essere meno tassato. È questo che deve fare la sinistra, piuttosto che togliere l’imposta sulla prima casa a chi, possedendo grandi proprietà, potrebbe pagarla. I giganti del web devono pagare le imposte nei Paesi in cui fanno affari d’oro, non là dove le imposte sono più basse. La sinistra si deve riappropriare dei suoi valori che ha considerato desueti: combattere le disuguaglianze, lottare contro le nuove forme di schiavitù, tra i migranti ma anche tra gli italiani. E arginare i danni della globalizzazione, che ha creato un nuovo esercito di espulsi: lavoratori cui vengono negate la dignità, la sopravvivenza”. Insomma, si candida a riorganizzare l’area a sinistra dei dem (magari a fianco di Giuliano Pisapia) e la prova più evidente è il suo rifiuto a svelare cos’ha votato il 4 dicembre: “Non lo dico perché il mio ruolo mi richiede terzietà, e anche perché penso non sia utile alla discussione futura”. Chi ha orecchie per intendere… Di sicuro, il messaggio chiaro è per Renzi: “Non sta a me decidere il suo futuro. C’è una discussione aperta nel Pd ma non si può fare finta di niente, come se il voto referendario non ci fosse stato; bisogna leggerlo e dargli una risposta adeguata in termini di nuove politiche. La priorità non può essere il ponte sullo Stretto; la priorità è la messa in sicurezza del territorio, e lo dico oggi che la Camera ha appena approvato all’unanimità il decreto sul terremoto. E poi dobbiamo ripartire dal Sud: Gentiloni ha fatto bene a istituire un nuovo ministero. E al Sud servono investimenti pubblici e privati sulla scuola, sull’università, sulla ricerca e per creare lavoro”.
(fonte)

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