L’ultima resa all’invasione: in chiesa si prega Maometto

All’aeroporto di Malpensa la cappella della Madonna di Loreto diventa per metà moschea. E sale la rabbia

tappeti-islam-preghieraAlle frontiere dell’ecumenismo. I tappeti per pregare Allah a pochi passi dall’altare. Sul pavimento che guarda il Crocifisso.

Accade a Malpensa, aeroporto che mette in contatto mondi lontani e frulla uomini e tradizioni. Ma forse fin qui non si era mai arrivati: i fedeli invocano il proprio Dio gomito a gomito, il tutto nello spazio sacro dedicato alla Madonna di Loreto, da sempre protettrice di chi vola. La chiesa che si fa moschea. Almeno un po’.

Don Ruggero Camagni, cappellano da 11 anni, vola anche lui alto e non vede alcun problema: «Mi hanno posto la questione. Loro non avevano luoghi di culto dentro Malpensa, mi hanno chiesto una mano. Il cristiano è portato a condividere: se ha tre stanze, si stringerà per dare un tetto a chi non ce l’ha, così è per la preghiera». Dialogo & identità. Temi che spaccano la cultura contemporanea; don Ruggero, cortesissimo, va oltre: «Siamo fratelli, tutti fratelli, è bello pregare insieme». Lì, in quella chiesa nata con Malpensa 2000, al secondo piano del terminal 1, zona partenze. Molti turisti la conoscono, qualcuno si è rifugiato a meditare su quei banchi prima di intraprendere un viaggio o un pellegrinaggio. E qualcuno storce il naso: «Ormai siamo al relativismo, alla disfatta, alla confusione planetaria». Altri si stringono nelle spalle: «É un gesto coraggioso di apertura e carità in un mondo globalizzato». Il cappellano punge: «Pregano più loro dei nostri. I musulmani frequentano la cappella più dei cristiani. Anche se lo fanno secondo i loro ritmi, individualmente».

Alle quattro del pomeriggio di un giorno sonnacchioso, infilato nel calendario fra una festa e l’altra, nel tempio non c’è nessuno. Solo silenzio e vuoto. Per la verità i due tappeti adagiati quasi all’ingresso non sono l’unico richiamo a Maometto. C’è anche una lampada, collocata su un tavolino ed esposta fra le encicliche di papa Francesco, i rosari e i santini del Sacro Cuore. Se si gira un piccolo interruttore, l’oggetto si illumina e parte una voce salmodiante in arabo. Di che si tratta? «É una sorta di jingle del Ramadan – risponde sorridente l’impiegato di una compagnia mediorientale – si ascoltano formule augurali, un po’ l’equivalente del vostro Natale». E col dito il tecnico indica le linee dell’edificio disegnato all’interno del manufatto: «É la moschea di La Mecca». Meta irrinunciabile almeno una volta nella vita per ogni buon musulmano. Per don Ruggero anche questo frammento di Islam atterrato in mezzo a quella che una volta si chiamava la buona stampa non è un meteorite lontano: «Me l’hanno lasciato, l’ho piazzato in quel punto. Dove è lo scandalo?» É tutto semplice, forse fin troppo per il sacerdote. E la storia sembra capovolta, in un ribaltamento vertiginoso di prospettive. Secondo la tradizione, il culto di Loreto nasce in un momento delicatissimo: nel 1291 quando i Crociati vengono buttati a mare definitivamente e il regno Latino di Gerusalemme viene conquistato dagli Infedeli, la casa della Sacra famiglia di Nazareth viene trasportata dagli angeli in Italia. Appunto a Loreto. Insomma, il miracolo è portare l’Oriente, sottratto alla nostra civiltà, in Occidente. Oggi, sette secoli dopo, l’Occidente sembra smarrire sempre più l’abc della propria grammatica, gioca a rimpiattino, maschera il proprio Dna, e fa del dialogo il proprio credo.

A Malpensa i confini sono saltati. Negli anni scorsi alcuni musulmani che lavorano in aeroporto si erano lamentati per l’assenza di spazi consacrati alla preghiera secondo le regole dettate dal Profeta. Un paio di compagnie si sono attrezzate ricavando sale per il culto dentro lounge sontuose. Ma non basta: «Siamo in attesa di una sala ecumenica – racconta don Ruggero – ma al momento non c’è e ci dobbiamo arrangiare. Per questo ho dato volentieri l’ok all’accesso dei musulmani nella nostra cappella». Altro che muri, scontro di civiltà e visioni apocalittiche. A Malpensa siamo alla religiosità color arcobaleno. «Ma in questo modo – obietta un fedele che non nasconde la sua indignazione – tutto diventa uguale in un grande minestrone che mette insieme Cristo e Maometto». Il rispetto non va confuso con l’indifferenza o, peggio, con una sorta di complesso di inferiorità. «E poi – è il commento più gettonato – sarebbe impensabile il contrario: un posticino per i cristiani dentro una moschea». Don Ruggero non si scompone: va avanti. E abbraccia l’Islam. Anche se per molti il suo è solo un inchino. E il segno dei tempi sempre più cupi che viviamo.
(fonte)

 

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