Stupri, gli stranieri commettono più violenze sessuali: il record ai romeni

donnaSi può invocare una maggiore apertura delle frontiere italiane, come fanno la presidente della Camera, Laura Boldrini, e altri esponenti della nostra classe dirigente, fingendo di non sapere che gli stranieri residenti nel nostro territorio, pari all’8% della popolazione, sono accusati del 39% degli stupri? È giusto che il dibattito sulla libera circolazione dei cittadini comunitari prescinda dal fatto che sui romeni, pari all’1,8% della popolazione residente in Italia, ricadono ben l’8,6% degli arresti e delle denunce per violenza sessuale? Poche cose riescono a essere più politicamente scorrette delle statistiche sulla criminalità, ma chi sceglie di non vederle lo fa sulla pelle della popolazione.

L’istituto di ricerca Demoskopika ieri ha pubblicato un’indagine sulla violenza sessuale in Italia, che attingendo ai dati del ministero dell’Interno analizza gli episodi commessi nel quinquennio 2010-2014. Il documento si conclude con un sondaggio sull’orientamento degli italiani, un terzo dei quali chiede la linea dura – inclusa la castrazione chimica – nei confronti degli autori degli stupri. È un documento interessante, che lo diventa ancora di più se si mettono a confronto le nazionalità dei colpevoli e delle vittime con le statistiche sulla popolazione presente nel nostro Paese. È quello che ha fatto Libero, incrociando i numeri pubblicati da Demoskopika con le statistiche Istat relative al primo gennaio 2014.

I risultati impressionano. Nel quinquennio 2010-2014 sono state commesse sul territorio italiano 22.864 violenze sessuali (questo è il numero desunto dalle denunce presentate: quello vero, ignoto, è inevitabilmente superiore). Solo in 16.797 casi è stato scoperto il violentatore, che quindi è riuscito a farla franca il 27% delle volte.

Denunce e arresti hanno interessato gli italiani nel 61% dei casi e gli stranieri nel restante 39%. Sono quote molto distanti da quelle della popolazione residente in Italia, che nel 2014 era pari a 60,8 milioni di individui, dei quali italiani il 91,9% e stranieri l’8,1% (circa 4,9 milioni). Da un punto di vista statistico, significa che la popolazione straniera ha una propensione a commettere questo tipo di reato assai maggiore di quella degli italiani.

Ovviamente la responsabilità criminale è individuale, non collettiva, ma è un dato di fatto che alcune nazionalità abbiano un peso nelle statistiche degli stupri di gran lunga superiore alla loro incidenza sulla popolazione. È il caso dei romeni, che in Italia risultano essere circa 1,1 milioni, pari all’1,8% del totale dei residenti. Sono la comunità d’immigrati più numerosa, ma i reati di stupro che vengono loro addebitati sono addirittura l’8,6% del totale. La seconda nazionalità straniera più rappresentata è quella degli albanesi, che sono lo 0,8% del totale della popolazione: anche nel loro caso, la percentuale dei responsabili di stupri è particolarmente alta, visto che su loro ricadono l’1,9% degli arresti e delle denunce. Statistiche peggiori le ha la comunità dei marocchini: sono lo 0,7% dei residenti e il 6% dei denunciati ed arrestati per violenza carnale. Discorso simile per i tunisini: la loro presenza in Italia è pari appena allo 0,2% della popolazione, ma l’1,3% delle accuse di stupro ricade su di loro. Per contro cinesi, ucraini e filippini, pur rappresentando quote importanti della popolazione immigrata, non hanno un peso rilevante nelle statistiche dei presunti responsabili di reati sessuali.

Anche i numeri delle vittime confermano che la violenza sessuale è particolarmente diffusa in alcune comunità. Il 68% delle vittime sono italiane e il 32% straniere. E tra queste le più colpite sono le persone di nazionalità romena (il 9,3% degli stupri denunciati è commesso su di loro), marocchina (2,7%) e albanese (0,5). Non si tratta solo di donne, ovviamente: i numeri dicono che in Italia uno stupro su quattro avviene ai danni di un minorenne.

Sotto l’aspetto territoriale è la Lombardia, con il 17,5% dei casi, la regione con il triste primato del maggior numero di violenze sessuali. Seguono Lazio (9,8%), Emilia Romagna (9,1%), Piemonte (8,3%) e Toscana (7,7%). Ma se il calcolo viene fatto in rapporto alla popolazione femminile residente, la classifica cambia molto: in questo caso, avverte Demoskopika, in testa c’è il Trentino Alto Adige, con 88 episodi di violenza sessuale ogni 100mila donne residenti. Seguono l’Emilia Romagna con 79 casi, la Toscana con 78, la Liguria con 75 e il Piemonte con 72.

Il sondaggio conferma che gli italiani sono sempre più convinti che occorra la linea dura. Il 12% oggi è favorevole alla castrazione chimica degli stupratori, senza differenze rilevanti di opinione tra uomini e donne. Un altro 24,1% degli interpellati chiede pene comunque più severe. L’approccio morbido, orientato alla «riabilitazione» di chi ha commesso una violenza sessuale, è condiviso solo dal 3,6% dei nostri concittadini. (fonte)

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